Normativa

Raccolta di riferimenti normativi in Italia sulle politiche per la conciliazione

Dipartimento per le Politiche della famiglia

Le politiche per la conciliazione

Le politiche per la conciliazione rappresentano un importante fattore di innovazione dei modelli sociali, economici e culturali e si propongono di fornire strumenti che, rendendo compatibili sfera lavorativa e sfera familiare, consentano a ciascun individuo di vivere al meglio i molteplici ruoli che gioca all’interno di società complesse.

Esse interessano gli uomini, le donne e le organizzazioni, toccano la sfera privata, ma anche quella pubblica, politica e sociale e hanno un impatto evidente sul riequilibrio dei carichi di cura all’interno della coppia, sull’organizzazione del lavoro e dei tempi delle città, nonché sul coordinamento dei servizi di interesse pubblico.

La realizzazione di tali politiche risulta, perciò, prioritaria per la qualità della vita delle famiglie tanto che, sia a livello nazionale che europeo, sono state avviate molteplici iniziative, orientate a favorire il radicamento e lo scambio delle migliori esperienze, nonché la sperimentazione di nuovi modelli di organizzazione del lavoro.

In Italia la normativa cardine in materia è rappresentata dalla legge 8 marzo 2000, n. 53 che, oltre a introdurre i congedi parentali, favorendo un maggior coinvolgimento dei padri nella cura dei figli, ha focalizzato l’attenzione delle regioni e degli enti locali sull’importanza di riorganizzare i tempi delle città ed ha promosso, tramite l’art. 9, la sperimentazione di azioni positive per la conciliazione sul luogo di lavoro, sensibilizzando in tal senso aziende e parti sociali.

 

Quadro legislativo italiano di riferimento

 

Il congedo parentale

Il congedo parentale è il diritto ad un periodo di 10 mesi di astensione dal lavoro spettante sia alla madre sia al padre lavoratori, da ripartire tra i due genitori e da fruire nei primi 12 anni di vita del bambino.

In particolare, l’art. 32 del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151, prevede che ciascun genitore lavoratore dipendente possa assentarsi dal lavoro per un periodo di 6 mesi, anche frazionabile, nei primi 12 anni di vita del bambino.

Il congedo parentale spetta al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia diritto. Se il rapporto di lavoro cessa all’inizio o durante il periodo di congedo, il diritto al congedo stesso viene meno dalla data di interruzione del lavoro.

Se la richiesta è della madre:

ne ha diritto per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi, trascorso il periodo di astensione obbligatoria (“maternità”);se è l’unico genitore il congedo si estende fino a 10 mesi.

Se la richiesta è del padre:

ne ha diritto dal momento della nascita del figlio per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi;il limite si estende però fino a 7 mesi nel caso in cui il padre lavoratore eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo (continuativo o frazionato) non inferiore a 3 mesi.

In questo secondo caso, quindi, il limite complessivo dei congedi parentali dei genitori è elevato a 11 mesi.

 

Lavoro agile (articolo 1, comma 486, legge 145/2018)

I datori di lavoro pubblici e privati che stipulano accordi per l’esecuzione della prestazione di lavoro in modalità agile sono tenuti in ogni caso a riconoscere priorità alle richieste di esecuzione del rapporto di lavoro in modalità agile formulate dalle lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità, ovvero dai lavoratori con figli in condizioni di disabilità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 .

Family Audit

Lo standard “Family Audit” è uno strumento di certificazione, con relativo marchio, che qulifica un’organizzazione come attenta alle esigenze di conciliazione famiglia-lavoro dei propri dipendenti.

Per ottenere tale certificazione, l’Organizzazione – dalle Aziende, ai Comuni, fino agli Enti non profit – si sottopone volontariamente ad un processo di auditing, che comporta dei costi variabili in base alle dimensioni dell’Organizzazione stessa e ha una durata temporale di 3 anni e 6 mesi.Il processo è accompagnato da consulenti e valutatori iscritti all’Albo degli auditors dello standard “Family Audit”. In Italia, l’Ente di certificazione proprietario dello standard è la Provincia Autonoma di Trento.L’origine del marchio, infatti, risale alla sperimentazione in Trentino, negli anni 2005-2008, previa concessione della licenza del marchio tedesco “Familie und Beruf”. Al termine della sperimentazione, la Provincia Autonoma di Trento ha adottato un proprio standard, adattando il marchio tedesco alle specificità locali. e’ nato così il “Family Audit”.

Il Dipartimento per le Politiche della Famiglia ha ritenuto strategico impegnarsi nella promozione, su tutto il territorio nazionale, di questo innovativo marchio di qualità incentrato sulle Politiche di benessere aziendale e specificamente rivolto alle Politiche di Conciliazione Famiglia-Lavoro.

Pertanto, nel 2010, tra lo Stato e la Provincia Autonoma di Trento è stato sottoscritto il I Protocollo di Intesa per il trasferimento a livello nazionale dello standard “Family Audit”.

A tale Protocollo d’Intesa ha fatto seguito un Accordo di collaborazione tra il Dipartimento e la Provincia, al fine di rendere effettiva la sperimentazione su scala nazionale, mediante il I Avviso pubblico, che ha reso possibile coinvolgere nel percorso di acquisizione del marchio 50 Organizzazioni su tutto il territorio.

Nel dicembre 2014 è stato sottoscritto un II Protocollo mirato a potenziare la conoscenza del marchio e la cultura della conciliazione nel Paese, attraverso un II Avviso, pubblicato in data 15 aprile 2015.

Per favorire ulteriormente la diffusione su scala nazionale dello standard “Family Audit”, il Ministro per la Famiglia, Enrico Costa, ha promosso in Conferenza Unificata un Accordo tra Governo, Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano, concernente la promozione e diffusione della certificazione della qualità dei processi organizzativi inerenti alle misure di Conciliazione Famiglia-Lavoro nel mercato pubblico e privato del lavoro.

Tale ultimo Accordo, sancito il 3 agosto 2016, prevede che ciascuna Regione, su base volontaria, possa rivolgersi al Dipartimento per le Politiche della Famiglia per attivare un percorso regionale di certificazione “Family Audit”, rivolto alle aziende e agli Enti locali del proprio territorio. Il Dipartimento fornisce alle Regioni l’assistenza tecnica ed il know-how necessari.

Analogamente, la Provincia Autonoma di Trento supporta il processo mediante i propri consulenti e valutatori.

L’Accordo prevede la stipula di un apposito Protocollo di collaborazione tra la Regione interessata, il Dipartimento e la Provincia di Trento, che definisce i compiti di ciascuno, i tempi, le attività e le risorse economiche necessarie.

A tale scopo, il Dipartimento ha predisposto uno schema-tipo di Protocollo, per offrire un quadro comune di riferimento che potrà essere adattato, di volta in volta, in funzione delle specifiche esigenze e dei peculiari obiettivi di ogni singola Regione.

Tra gli impegni delle Regioni vi è la pubblicazione di un Avviso pubblico rivolto al tessuto produttivo locale, con la finalità di incentivare le Organizzazioni a intraprendere il processo di certificazione “Family Audit”, garantendo un contributo regionale ai costi.

Investire nella Conciliazione Famiglia-Lavoro è una strategia a medio-lungo termine che il Dipartimento persegue nella convinzione che costituisca un volano efficace per la crescita delle Aziende e l’aumento della produttività, attraverso il benessere e una migliore qualità di vita per i dipendenti.

La diffusione dello standard “Family Audit” è, pertanto, una delle attività previste anche dall’ultimo Piano Nazionale per la Famiglia.